Roma - Africa sub-sahariana, audizione Segretaria Onu contro desertificazione, Barbut (19.03.15)
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« l'Italia è stato anche il primo Paese ad accogliere una conferenza delle parti sempre nel 1997 »
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« La FAO, per esempio, dice che soltanto per la questione della sicurezza alimentare sarà necessario aumentare del 70% la produzione di risorse alimentari per rispondere al fabbisogno della popolazione mondiale entro il 2050 »
- 4:42Invité politiqueFait
« Nel 1960 ogni individuo aveva a disposizione circa mezzo ettaro di terra »
- 5:31Invité politiqueChiffre
« Oggi il 24% delle terre utilizzabili del mondo sono degradate »
- 5:59Invité politiqueChiffre
« Ogni dieci anni perderemo il 2% di produttività delle terre nel mondo »
- 6:06Invité politiqueChiffre
« In alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, la perdita di terre arabili raggiunge addirittura il 50% »
- 6:19Invité politiqueChiffre
« il contributo dell'agricoltura al prodotto nazionale Lord è in diminuzione di circa il 30% »
- 6:35Invité politiqueChiffre
« Entro il 2025 si ritiene anche che circa 2,4 miliardi di persone vivranno in zone soggette a periodi intensi di stress idrico »
- 8:31Invité politiqueChiffre
« Si stima che entro il 2020 60 milioni di persone potrebbero lasciare le zone più aride dell'Africa subsahariana per andare verso l'Africa del nord dell'Europa »
- 9:14Invité politiqueChiffre
« Il Ministero della Difesa inglese stima che 135 milioni di persone migreranno a causa della desertificazione entro il 2045 »
- 9:31Invité politiqueChiffre
« tra 250 milioni e un miliardo di persone rischiano di essere sfollate a causa del riscaldamento climatico entro il 2050 »
- 11:11Invité politiqueFait
« Infatti l'estensione era di 25 mila chilometri quadrati nel 1963. Oggi è soltanto di 1.400 chilometri quadrati »
- 17:00Invité politiqueChiffre
« con 25 da 25 a 65 dollari si può riabilitare un ettaro di terre nel Niger »
- 17:14Invité politiqueChiffre
« l'assistenza umanitaria che sempre in Niger è pari a 161 milioni di dollari nel 2011 »
- 17:59Invité politiquePromesse
« recuperiamo 500 milioni di terre degradate »
- 18:05Invité politiqueChiffre
« potremo catturare un terzo del gas effetto serra prodotti ogni anno »
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L
'odierna seduta, la première de l'indagine conoscitiva sur les problématiques emergentes, les défis, les nouvelles prospétences de développement de
l
'Afrique subsaharienne, prévede l'audition du secrétaire de la United Nations Convention to Combat the Certification, Monique Barbout, qui saluto e ringrazio per la partecipazione ai nostri lavori, accompagnata da Jeanne Salem et Sven Wolter, Programme Officer Liaison Land Security and Resilience. Doe
quindi
la parola a Monique Barbout affinché possa svolgere il suo intervento.
Signor
Presidente,
signore
e signori, innanzitutto grazie
per
avermi dato questa opportunità di esprimermi
in
questa sede
per
parlare della desertificazione del degrado delle terre che, come sapete, rientrano nel mandato della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione. Come sapete, questa questione non è nuova, soprattutto per l'Italia, data la sua posizione geografica, ma anche il suo ruolo storico nel processo che ha portato all'avvento di questa Convenzione. Infatti il vostro Paese ha ratificato la Convenzione già nel 1997
e
l'Italia è stato anche il primo Paese ad accogliere una conferenza delle parti sempre nel 1997. La Tualitua ci dice però che l'Italia potrebbe svolgere un ruolo più ampio in questo campo. Parlo recentemente della tragedia in Libia dove oltre 20 egiziani cristiani sono stati massacrati dai terroristi dell'Isis e quando le immagini di queste atrocità sono state diffuse sugli schermi erano accompagnate da un messaggio dei terroristi che dicevano siamo già a sud di Roma.
Naturalmente
utilizzano il termine Roma in maniera analogica come simbolo della minaccia che rappresentano per l'Occidente.
E'
chiaro che però ormai si tratta purtroppo di una minaccia su scala internazionale. Generalmente quando si parla di questi conflitti
spesso
si pensa che le cause siano incentrate su aspetti religiosi o etnici. Certo questa è una realtà innegabile ma
a
mio parere ci sono anche altre sfide
che
sono alla base di questa insicurezza a livello internazionale e il mio intervento di oggi vuole proprio sottolineare il legame sempre più evidente tra la questione del degrado delle terre e quello dell'insicurezza.
Si
tratta di una questione di importanza strategica che meriterebbe maggiore attenzione da parte dei politici. Oggi infatti nessun paese e nessuna regione sente dagli effetti del degrado dei suoli, dalla siccità prolungata e la desertificazione. L'interazione tra il degrado delle terre e il riscaldamento climatico è poi amplificato
e
aumenta ancor più le sfide che i paesi devono raccogliere all'interno dei propri paesi, nelle regioni ma anche a livello internazionale, pensiamo, alle migrazioni forzate, ai conflitti per l'accesso alle risorse naturali.
Questa
situazione si vive in un mondo interconnesso in cui si prevede che circa 9 miliardi di individui
vivranno con
un cambiamento climatico che prevede più di 2 gradi, un aumento di più di 2 gradi e una concorrenza sempre più agguerrita per accedere alle risorse naturali.
Gli
osservatori internazionali ci dicono che prossimamente la concorrenza per le risorse naturali rappresenterà una grave fonte di minaccia per la pace internazionale. La FAO, per esempio, dice che soltanto per la questione della sicurezza alimentare sarà necessario aumentare del 70% la produzione di risorse alimentari per rispondere al fabbisogno della popolazione mondiale entro il 2050. La dinamica demografica che noi conosciamo implica anche che la disponibilità di terre fertili continuerà a diminuire.
Nel
1960 ogni individuo aveva a disposizione circa mezzo ettaro di terra. Oggi è disponibile meno di un terzo di questa superficie a persona.
Quindi
per soddisfare il fabbisogno di terre fertili per produrre il cibo abbiamo bisogno di convertire ben 4 ettari milioni di terre in più
ad
ogni anno per poter immaginare di poter nutrire la popolazione che avremo nel 2050. Allo stesso tempo il processo di degrado delle terre continua ad aggravarsi
e
quindi si presentano delle sfide reali. Del resto le cifre parlano da sole. Oggi il 24% delle terre utilizzabili del mondo sono degradate e se limitiamo questa cifra unicamente al settore agricolo abbiamo il 52% delle terre agricole
nel
mondo che sono degradate.
L
'ultima relazione del gruppo di esperti sul cambiamento climatico indica che siamo entrati in un processo di declino delle terre fertili.
Ogni
dieci anni perderemo il 2% di produttività delle terre nel mondo. In alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, la perdita di terre arabili raggiunge addirittura il 50%.
I
mali delle simulazioni economiche ci permettono di affermare che il contributo dell'agricoltura al prodotto nazionale Lord è in diminuzione di circa il 30%. Entro il 2025 si ritiene anche che circa 2,4 miliardi di persone vivranno in zone soggette a periodi intensi di stress idrico.
Se
vogliamo utilizzare un linguaggio sportivo possiamo dire che in ogni gara c'è un vincente e un perdente. In termini di cambiamento climatico e degrado delle terre i perdenti inevitabilmente sono i paesi più fragili e più poveri.
E
non è sorprendente quindi che le popolazioni di questi paesi adottino delle strategie di sopravvivenza per trovare una via di uscita ad una situazione ambientale ed economica sempre più difficile.
In
Italia ne abbiamo una conseguenza concreta di questa situazione preoccupante. Pensiamo infatti alla migrazione delle persone provenienti dall'esmisfero sud.
Se
le risorse in termini di terra e acqua continuano a diminuire come avviene in molti paesi dell'Africa le popolazioni attive avranno sempre meno di risorse per nutrire le loro famiglie e quindi come prima soluzione sceglieranno la migrazione e si dirigeranno verso quelle regioni dove pensano di poter trovare un minimo per poter vivere decentemente e sostenere le loro famiglie. Quindi la migrazione come mezzo per adattarsi al cambiamento climatico è un dato nelle strategie di sopravvivenza. In passato le popolazioni rurali colpite dalla siccità e dal degrado delle terre sceglievano una migrazione stagionale semplicemente per compensare il deficit di produzione agricola.
Oggi però la situazione è cambiata e dato un degrado molto grave delle terre queste migrazioni sono diventate permanenti
e
quindi le forze vive dei paesi colpiti non si spostano soltanto nei centri urbani ma anche verso le regioni del mondo in particolare l'Europa. Si stima che entro il 2020 60 milioni di persone potrebbero lasciare le zone più aride dell'Africa subsahariana per andare verso l'Africa del nord dell'Europa. Parliamo di 60 milioni di persone.
L
'Ampidusa è ormai conosciuta in tutto il mondo come il principale centro di transito di questi flussi di persone che non esitano ad attraversare il Mediterraneo rischiando la loro vita per sfuggire ad una situazione economica e ambientale troppo difficile nel loro paese. Nei primi sette mesi del 2014 si calcola che circa 84 mila persone sono arrivate in Italia per via mare e purtroppo tutto indica che questa situazione non cambierà rapidamente. Il Ministero della Difesa inglese stima che 135 milioni di persone migreranno a causa della desertificazione entro il 2045.
Si
stima anche che tra 250 milioni e un miliardo di persone rischiano di essere sfollate
a
causa del riscaldamento climatico entro il 2050.
Al
di là del fenomeno migratorio osserviamo anche che nei paesi più colpiti dal degrado delle terre
la
sicurezza delle persone è sempre più un dato sensibile infatti la migrazione resta un'opzione per coloro che hanno i mezzi per poter partire. Per gli altri se non viene offerto loro nessun sostegno di alcun tipolo è forte la tentazione di intraprendere strade senza uscita
dove
pensano di trovare una soluzione e questo spesso si traduce con la scelta dell'estremismo.
Un
esempio recente rappresentato dalla situazione nel lago Chad.
In
cinque anni questo spazio è diventato il luogo di concentrazione dei terroristi di Boko Haram.
Le
sponde del lago Chad
erano
servite finora come una fonte naturale fertile
durante
la quale nei periodi secchi le popolazioni del Niger, del Chad del Camero e della Nigeria che vivono intorno al lago ne traevano le risorse.
E
non soltanto queste popolazioni sono molto aumentate passando da 22 milioni nel 1991 a 38 milioni nel 2012 ma il lago Chad è anche sottoposto ad una forte pressione per cause naturali ed umane che sta portando al suo prosciugamento. Infatti l'estensione era di 25 mila chilometri quadrati nel 1963. Oggi è soltanto di 1.400 chilometri quadrati.
Di
conseguenza l'agricoltura diventa sempre più difficile da praticare mentre la domanda di produzione alimentare cresce
e
le popolazioni che vivono intorno al lago sono sempre più poveri e più emarginate.
La
Nigeria poco tempo fa era un paese esportatore netto di prodotti alimentari. Oggi invece è un paese importatore di cibo. Il 90% del bestiame è concentrato negli 11 stati del nord di questo paese che sono gravemente toccati dalla desertificazione.
Le
migrazioni interne
si
sono quindi accelerate e c'è un accesso sempre più difficile alle risorse naturali in particolare alle terre fertili. E questo ha reso la coesistenza e la coabitazione tra i diversi attori rurali molto difficile in particolare tra agricoltori e pastori.
Dal
2003 sono stati censiti oltre 100 conflitti violenti tra i vari operatori rurali nel nord della Nigeria.
Nel
Sahel nel Corno d'Africa fino al Mar Rosso tutti i paesi conoscono questa stessa situazione con questo ciclo vizioso di degrado delle terre maggiore povertà conflitto per l'accesso alle scarse risorse naturali e insicurezza. Nel 2008 le questioni dell'insicurezza alimentare sono state rese ancora più sensibili dal fatto che i principali prodotti di base hanno avuto un aumento nei prezzi in più di 30 paesi e questo ha portato delle rivolte popolari e queste rivolte del pane hanno generato molte morti
e
hanno poi portato a quella che definiamo la primavera araba.
Le
Nazioni Unite ritengono che le situazioni di conflitto per l'accesso alle risorse naturali tra agricoltori e pastori
sono
costate la vita a 300.000 persone.
Pensiamo
alla Siria
come
ha detto anche Al Gore
tra
il 2006 e il 2010 ci sono stati
i
peggiori anni di siccità di questo paese
e a
causa di questo un milione di piccoli agricoltori sono andati in città e si sono uniti a un milione di profughi di rifugiati iracheni e quindi ci si è trovati a vecchio due milioni di persone nelle principali città della Siria senza futuro senza lavoro senza speranza.
è
chiaro che la situazione di guerra attuale in Siria ha anche altre cause
ma
secondo me è comunque importante menzionare che questa interazione tra la siccità prolungata
e
il riscaldamento climatico ha intensificato il conflitto
che
cosa si può fare per rispondere a questa situazione
per
dare a queste milioni di persone disperate delle possibilità di sopravvivenza diverse dalle migrazioni forzate e conflitti
ebbene
noi pensiamo che ci siano delle tappe pratiche di cui tener conto in particolare la creazione di un sistema di allerta precoce per ridurre il rischio associato alla siccità e l'insicurezza alimentare e la prevenzione dei conflitti un approccio di questo genere sarebbe meno costoso delle soluzioni militare che si adottano quando la crisi ormai è dichiarata
la
gestione sostenibile delle terre rappresenta anche una risposta alla perdita di produttività delle terre
la
migliore gestione delle terre è un investimento economico che inoltre offre delle opportunità di lavoro nelle comunità rurali alle popolazioni vulnerabili ed è anche il modo migliore per stabilizzare queste popolazioni ecco perché la nostra convenzione mette l'accento soprattutto
sull
'emergenza di obiettivi globali come quelli della neutralità in termini del degrado delle terre per prevenire un degrado continuo
ma
anche per ampliare lo schema delle pratiche di successo in termini di gestione delle terre così da renderle accessibili a tutti
bisogna
recuperare delle terre degradate e abbandonate anche con incentivi e poterle così restituire alle popolazioni rurali che ne sono proprietarie
e
poterle
rendere
nuovamente utili per la produzione economica e la creazione di ricchezza riteniamo che circa 500 milioni di ettari di terre abbandonate potrebbero essere recuperate e rimesse nel circuito della produzione alimentare quindi quasi 2 miliardi di ettari di terre che esistono in tutte le regioni del mondo che potrebbero essere recuperate
è
importante attirare l'attenzione dei decisori politichi su questo tema e incoraggiare soprattutto le autorità dei paesi coinvolti ma anche i partner nello sviluppo dell'effetto benefico per tutti di investire in questo obiettivo
le
tecniche e le pratiche che portano ad una ristabilizzazione di queste terre sono del resto a disposizione di tutti hanno costi molto ragionevoli
si
ritiene per esempio che
con
25 da 25 a 65 dollari si può riabilitare un ettaro di terre nel Niger se lo
confrontiamo
con l'assistenza umanitaria che sempre in Niger è pari a 161 milioni di dollari nel 2011
si
capisce che avremmo potuto garantire il recupero di da 3 a 7 milioni di ettari di terre nel Niger ecco quindi una soluzione pratica che costa poco e che può portare una trasformazione radicale della situazione nei paesi colpiti dal degrado delle terre
e
questo mi porta anche a sottolineare che in tal modo contribuiremo in maniera notevole allo sforzo internazionale per un mondo decarbonizzato la terra infatti è una fonte naturale di cattura del carbonio
e
se recuperiamo 500 milioni di terre degradate
potremo
catturare un terzo del gas effetto serra prodotti ogni anno quindi
si
tratta della strategia più rapida meno costosa anche per lottare contro il cambiamento climatico
speriamo
quindi che questa questione
possa
anche entrare nell'accordo che sarà firmato a Parigi a dicembre
per
concludere vorrei sottolineare nuovamente il fatto che le migrazioni forzate i conflitti legati al degrado delle terre coinvolgono direttamente i paesi d'Europa l'Italia potrebbe
maggiormente
riflettere queste questioni nella sua politica di cooperazione allo sviluppo bisogna prestare maggiore attenzione al ripristino delle terre alla gestione sostenibile dell'agricoltura e dell'acqua che dovrebbero essere parte della politica italiana di cooperazione per contribuire anche al miglioramento delle condizioni ambientali e della sicurezza
e
anche una questione di interesse nazionale per l'Italia come del resto per tutti gli altri paesi europei
soprattutto
quelli che si trovano sulla riva nord del Mediterraneo
per
quanto riguarda il processo di negoziazione sul cambiamento climatico vorrei anche esortare l'Italia attraverso i suoi negoziatori a presentare la questione del potenziale delle terre come una risposta concreta alle sfide in particolare nei paesi colpiti dalla desertificazione
questa
questione deve essere difesa nel contesto dei negoziati che devono portare all'accordo sul cambiamento climatico a Parigi
secondo
me l'Italia si trova anche nella posizione giusta per sostenere l'inclusione della neutralità in termini di degrado del suolo negli obiettivi di sviluppo sostenibile
infatti
il vostro paese sta già comprendendo la fattibilità di questa strategia attraverso un progetto pilota che viene realizzato d'intesa con la nostra convenzione in un mondo interconnesso come quello odierno non possiamo più ignorare i legami tra legame degrado delle terre
e
questioni di insicurezza migrazione e povertà la terra è un capitale naturale
ed
va considerato nel pacchetto delle misure che dobbiamo prevedere per la cooperazione allo sviluppo la lotta al riscaldamento climatico la lotta alle migrazioni clandestine e la sicurezza di noi tutti
grazie
quanto volevo esporvi la ringrazio presidente
grazie
chiedo ai colleghi se qualcuno desidera formulare delle osservazioni o delle domande
alla
collega
sì
grazie è stata una bella lezione di
di
geografia di storia naturale di geopolitica di economia
molto
molto interessante e mi mi dispiace di essere qui sola perché sarebbe stato molto interessante anche per
per
tanti colleghi e tante colleghi ma spero
che
la signora Barbut capirà che siamo in un periodo di grande frenesia di impegno con mille attività e quindi però mi
mi
impegno a diffondere questi concetti perché sono
sono
molto interessanti oltre che molto importanti e molto legati al tema delle politiche che il nostro paese deve fare innanzitutto la ringrazio perché io mi aspettavo davvero soprattutto sbagliando un discorso sulla desertificazione non avrei mai pensato ai legami certo è tutto legato perché siamo in un mondo interconnesso ma ai legami così evidenti
tra
desertificazione cambiamento climatico migrazioni conflitti
e
alla fine di questa catena complessa dovere
di
includere queste tematiche seriamente nella definizione delle nostre politiche per la cooperazione allo sviluppo che è un tema che ci interessa molto ci interessa in questa commissione ma ci interessa complessivamente nel Parlamento italiano
anche
perché recentemente noi abbiamo modificato la nostra legge sulla cooperazione cercando di adattarla all'evoluzione del mondo che non sempre è un'evoluzione positiva al contrario come lei ci ha raccontato è un'evoluzione che va verso forme quasi disastrose per quanto riguarda l'assetto naturale ma anche l'assetto antropologico del mondo
e
non so cosa dire nel senso che è stato tutto così interessante così legato da una logica strettissima che Presidente non possiamo far altro che assumerci un impegno
per
creare soprattutto con i colleghi degli altri comitati pensando al comitato post Millennium Development Goals che sta lavorando sui temi del Sustainable Development Goals di assumere questa questa bella lezione che ci ha fatto perché riusciamo a trasmetterla dentro l'impostazione delle nostre politiche di cooperazione davvero la ringrazio è stato molto molto interessante
aggiungo poche cose
l
'idea di questa indagine conoscitiva era proprio quella di segnalare come l'Africa si trova ad affrontare delle sfide che sono globali e che della risoluzione dalle soluzioni che verranno trovate per quelle sfide probabilmente dipenderà anche il futuro stesso dell'umanità una di queste erano sicuramente i cambiamenti climatici e anche la ragione di questa audizione ed è stato molto interessante la ringrazio di aver fatto notare come esiste un'interconnessione non solo tra le questioni dei cambiamenti climatici quindi tra il degrado delle terre l'alanziamento della temperatura del globo la riduzione delle risorse idriche ma anche l'interconnessione tra i temi che riguardano i cambiamenti climatici i processi di desertificazione e più in generale i cambiamenti del quadro geopolitico e quindi come quelli possono incidere rispetto ai fenomeni di flussi migratori e anche alla determinazione di condizioni socio-economiche che possono essere una delle cause quantomeno delle con cause dei conflitti che oggi attraversano tutto il continente africano e non solo noi siamo abituati a non considerare la terra tra le risorse esauribili quando pensiamo normalmente alle risorse naturali esauribili alle fonti energetiche non consideriamo mai la terra tra quelle principali mentre io credo che oggi abbiamo assunto questa lezione sul fatto che probabilmente la terra è la prima delle fonti esauribili perché è la risorsa che genera le altre e quindi dal degrado delle terre dipende anche la limitatezza delle risorse idriche ed è questa credo la sfida più importante sottolineo come è stato prezioso e penso che noi lo assumeremo come uno degli elementi di questa indagine conoscitiva il consiglio sull'indirizzo della cooperazione internazionale quindi su come la cooperazione internazionale del nostro paese potrebbe essere più efficace e forse anche meno costosa rispetto agli obiettivi se indirizzata verso il recupero delle terre degradate quindi questa la assumiamo in sede di Comitato come una sfida importante credo che abbiamo la necessità di assumere anche gli impegni che la collega Locatelli suggeriva nel mettere nell'agenda politica e di porlo quando avremo l'occasione come Comitato di incontrare il Governo di porre all'attenzione dell'agenda politica italiana il tema del recupero delle terre degradate sia nella dimensione diciamo globale sia soprattutto rispetto alla conferenza di Parigi per far sì che questo sia un tema centrale anche perché come è stato giustamente evidenziato soprattutto in tema di flussi migratori le migrazioni climatiche i migranti climatici sono sempre di più e noi dovremo porci diciamo anche il tema di quale sarà il mondo in cui vivremo tra 20 o 50 anni e pur pensando a un mondo sempre più interconnesso anche dal punto di vista delle persone umane non possiamo non pensare che dobbiamo costruire un mondo in cui 9 o 10 miliardi di persone possono convivere pacificamente e tutte con opportunità di sviluppo la ringrazio
c
'era forse la collega Locatelli
che voleva aggiungere ancora una
cosa intanto mi sembra importante sottolineare l'importanza della creazione di questi
early
warnings non so come li ha chiamati lei sistemi di allerta precoce
che
sono le cose importanti per la prevenzione
e mi
è molto interessato il concetto della neutralità
del
degrado del territorio come elemento
che
definisce un parametro importantissimo
e
poi mi ha volevo sottolineare anche il grande interesse del legame
con
il tema della sicurezza in questo periodo siamo tutti molto preoccupati forse qualcuno anche ossessionato
dal
tema della sicurezza legata al terrorismo
e il
dimostrare come il degrado della terra può originare essere una delle cause di fatto delle insicurezze in cui viviamo un'insicurezza che davvero ci ha toccato proprio in queste ore
credo
che questo potrebbe essere un argomento molto convincente
per
far sì che tutte le persone si preoccupino del mantenimento e del recupero di questo capitale naturale che è rappresentato dalla terra mi pare che sia una chiave di lettura che potrebbe essere molto convincente per promuovere delle politiche che tengano conto di questa complessità
invito
stavo invitando la dottoressa Barbut a replicare i nostri interventi
se
me
lo consente vorrei aggiungere alcuni elementi
i
paesi che si trovano nelle zone secche
sono
stati tutti abbandonati
abbiamo
fatto uno studio recentemente
con
il CNUD
sui
risultati degli obiettivi di sviluppo del millennio ci siamo resi conto
abbiamo
definito questo studio il miliardo dimenticato cioè il miliardo di persone che vivono nelle zone più secche sono proprio quelle persone
a
cui non abbiamo garantito l'istruzione ma che non sono più in grado neanche di nutrirsi
se
invece si considerano le zone di conflitto nel mondo che portano hanno portato all'estremismo ebbene sono le stesse certo si può parlare poi della religione dei conflitti etnici certo ma resta il fatto
che
ci sono
dei
fatti dei dati di fatto che esistono
quello
che vi dico non sono soltanto opinioni della nostra convenzione perché ci sono studi fatti anche dall'esercito tedesco americano della Nato proprio su queste questioni
se
siete interessati possiamo anche farveli avere
e
sono delle analisi che convergono su questo stesso risultato noi abbiamo anche presentato questa relazione al Consiglio di Sicurezza si parla dell'Africa
nel
2008 in rosso sono le zone desertificate
in
Africa e queste sono le rivolte del pane che ci sono state in Africa
e
queste Al-Qaeda in Africa
ve
lo passo per vederlo ogni volta che c'è un uragano viene mostrato alla televisione tutti ne parlano ma tutti gli anni ci sono più persone che muoiono a causa della siccità nel mondo
che
per qualsiasi uragano che sia mai arrivato
però
non muoiono in diretta sotto le telecamere perché è una morte lenta
e
quindi nessuno si interessa a loro
e
per questo è importante che i politici capiscano questa questione devono essere guidati andando al di là delle immagini che vengono trasmesse stiamo veramente raggiungendo delle situazioni ancor più esplosive di quelle che già conosciamo
io
ringrazio la dottoressa Barbut ringrazio tutti gli intervenuti dichiaro svolta l'audizione grazie grazie grazie
grazie grazie
Monique Barbut